Itinerari Paesaggistici della Terra Salento da Gallipoli a Otranto, da Lecce a Leuca

(Salento): Mercoledi 20 Settembre 2017, sono le 039»
  • Torre Pali, una delle marine di Salve, Lecce.: Torre Pali, una delle marine di Salve, Lecce :.
  • Canale volpe a Torre Suda, zona Gallipoli.: Canale volpe a Torre Suda, zona Gallipoli :.
  • Suggestivo tramonto nella baia di Torre Suda.: Suggestivo tramonto nella baia di Torre Suda :.
  • Spiaggia di sabbia di Lido Marini, una delle marine di Ugento, Lecce.: Spiaggia di sabbia di Lido Marini, una delle marine di Ugento, Lecce :.
  • La scogliera adriatica di Leuca, zona Ponte Ciolo.: La scogliera adriatica di Leuca, zona Ponte Ciolo :.
  • Caletta principale di Mancaversa, detta anche .: Caletta principale di Mancaversa, detta anche

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Itinerari Paesaggistici della Terra Salento da Gallipoli a Otranto, da Lecce a Leuca

capitolo I: ITINERARI PAESAGGISTICI [ dettagli ]
capitolo II: ITINERARI CON ESCURSIONI ORGANIZZATE [ dettagli ]
capitolo III: GITE IN BARCA, GROTTE, LITORALE [ dettagli ]
capitolo IV: ITINERARI ENOGASTRONOMICO
[ dettagli ]

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IL SALENTO, ANTICA TERRA D'OTRANTO. LA SUA TERRA TRA DUE MARI.
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• ITINERARI PAESAGGISTICI
- PORTO CESAREO / GALLIPOLI
- LIDO PIZZO / SANTA MARIA DI LEUCA
- CASALABATE / OTRANTO
- OTRANTO /SANTA MARIA DI LEUCA

Una delle caratteristiche primarie del territorio salentino è proprio la grande varietà paesaggistica. Da nord a sud, dallo Ionio all’Adriatico, la penisola salentina offre tanti itinerari in cui ampia è la possibilità di gustare splendide spiagge e parchi naturali, grotte preistoriche (con attestazioni grafiche) e ripide scogliere, vegetazione mediterranea e singolari giacimenti minerari.
Qui di seguito è offerta al visitatore l’opportunità di percorrere virtualmente alcuni degli itinerari più suggestivi del Salento visitando, al tempo stesso, località costiere di grande interesse turistico.

Per ogni località balneare visitata nel nostro itinerario esiste tutto un entroterra da vivere e a cui, spesso, sono le stesse marine a riferirsi. Per queste ovvie ragioni il nostro tour fornisce solo un invito a delle soste successive e più approfondite.

[ Porto Cesareo-Porto Selvaggio-Montagna Spaccata / Gallipoli ]
Lunghezza: 30 km; tempo di percorrenza: mezza giornata.
Questo è un percorso che attraversa un grande baia del Salento ionico, ricca di fondali preziosi, di alte scogliere e di centri balneari molto noti per la loro importanza naturalistica.
Porto Cesareo è una delle località turistiche più rilevanti, i suoi abitanti conservano ancora una spiccata vocazione marinara. La storia di questo paese-porto risale almeno ai tempi dei messapi e fu oggetto di interesse commerciale fino al punto che Carlo V fece costruire un massiccia torre difensiva. L’antica Torre Cesarea, circondata dall’abbraccio del borgo antico, ha un aspetto tuttora luminoso e solare. Di Porto Cesareo si apprezza la singolare Isola dei Conigli o Isola Grande – poco lontana dalla costa è visitabile concordando un passaggio con i pescatori locali – riserva forestale per alcune piante rare (il Limonium japigicum, caratteristico delle coste rocciose del Salento, che forma con altre piante alofile come la Salicornia fruticosa e l'Inula erithmoides associazioni vegetali esclusive della regione pugliese, la Malva Arborea, l’Iris Revoluta, solo qui in Italia, ed altre specie studiate da ricercatori di tutto il mondo) e la zona archeologica.
Continuando verso sud si evidenzierà un paesaggio costiero degno di nota; siamo in località Palude del Capitano. Qui il fenomeno carsico ha provocato continue erosioni e smottamenti creando specchi d’acqua salmastra rigenerati da sorgenti interne e comunicanti con il mare tramite canali sotterranei. Il territorio marino, incredibilmente trasparente, è popolato prevalentemente da cefali e anguille con ruppia, le cui foglie nastriformi tendono a venire in superficie. Sulle rive una popolazione idrofila di giunco pungente, tamerice, statice serotino e salicornia (quest'ultima pianta, bollita nell'aceto, è apprezzata come antipasto o contorno). La Inula viscosa (dalla quale si estrae l'inulina), dal caratteristico color giallo, è un sintomo del degrado, indicando un arretramento della macchia e la diffusione di erbe "infestanti".
Da qui, e continuando a notare la presenza delle torri difensive antiche, ci muoviamo verso un altro parco protetto: PORTO SELVAGGIO, stazione preistorica di 30.000 anni fa (Grotte Cavallo e Uluzzo). Se si vuole rimanere senza fiato basta dirigersi verso Torre dell’Alto da dove si può letteralmente dominare tutta la zona costiera fino all’isola gallipolina. A questo punto, se il verde smeraldo dell’acqua, l’irto pendio e gli alberi d’Aleppo prossimi al mare fanno perdere il respiro, ci si può sedere un attimo in contemplazione, scattare delle fotografie e pensare di ritornare, magari per un’intera giornata, in questa meravigliosa località salentina. Il Parco non ospita una fauna molto varia, il tasso è ormai introvabile, la pineta è riserva di caccia pressoché esclusiva della volpe e di qualche donnola, mentre tra gli insettivori predomina qui come altrove il riccio. Gli uccelli sono i rappresentanti più numerosi dell’avifauna locale (cardellino, fringuello, verdone e altri passeriformi dai colori bellissimi come la ballerina bianca, nidificante nei piccoli anfratti della scogliera e, nei periodi di passaggio, si notano la calandra, la pispola, e diverse altre specie protette come gli aironi).
Altri lidi attendono la nostra visita. Lasciando il promontorio ci approssimiamo a due marine, potremmo dire, “sorelle”: SANTA CATERINA e SANTA MARIA AL BAGNO, vere perle della zona. Giunti a Santa Maria al Bagno, prima di proseguire, si dia uno sguardo attento alle splendide ville nobiliari presenti sul suo territorio, una delle quali, e forse la più bella, ricorda lo sbarco in Salento di una comunità ebraica durante l’ultima guerra mondiale. Fino a Gallipoli la passeggiata continua tra torri d’avvistamento, il passaggio dalle QUATTRO COLONNE – antica fortificazione edificata per contrastare i pirati che attingevano acqua dolce dalla vicina sorgente. Se si parcheggiano i propri mezzi nell’area riservata vicino le Quattro Colonne, sarà possibile dirigersi a piedi verso la Montagna Spaccata: area particolarissima in cui è possibile considerare la bellezza della flora più rara che ospita, oltre a elementi di macchia (mirto, lentisco, fillirea), un vero e proprio santuario di specie rupicole come la Scrofularia Lucida, presente solo nel Salento e altre specie tipiche locali come la Campanula Pugliese (Campanula versicolor), presente in Italia solo in Puglia e nella zona di Matera o l'Alisso di Leuca (Alyssum leucadeum), esclusivo del Salento e dell'isola di San Nicola (Tremiti). La presenza di queste stesse specie rupicole o di altre come il kumel di Grecia – altrimenti dette “anfidriatice” – nei paesi balcanici ha generato l'ipotesi che in passato vi sia stata continuità territoriale tra i due territori.
Seguendo un sentiero con gradini in pietra che parte dalla strada litoranea in un varco del guardrail a poche decine di metri dalla Montagna Spaccata, si giunge, dopo una breve salita, nei pressi della Torre dell'Alto Lido (71 m) da cui si abbraccia con la vista tutto il tratto costiero dal Parco di Porto Selvaggio a Gallipoli.
[ Lido Pizzo-Torre SanGiovanni-Leuca ]
Lunghezza: 60 km; tempo di percorrenza: mezza giornata
Quando d’estate soffia il potente scirocco, uno dei punti più calmi dove fare il bagno è proprio Punta Pizzo: stupendo e curato luogo di villeggiatura, frequentato da importanti vip del mondo dello spettacolo e della politica. Anche Lido Pizzo necessita di una visita completa che, fatta a piedi lungo gli 8 km di territorio, può durare fino a 3 ore. L’habitat del Lido protetto si modifica man mano che si procede al suo interno; tante sono le specie di uccelli che si possono ammirare (beccaccini e bianche garzette, o stormi di pittime reali, marzaiole e mignattai) e i quali trovano in questa oasi un riparo sicuro durante il loro percorso migratorio. In questa fascia costiera, arricchita da una fitta vegetazione di pini d’Aleppo e di macchia mediterranea (arbusti di cisto, lentisco, mirto, ginestra spinosa e timo), i mammiferi (volpi, peraltro ancora oggetto di battute di caccia appositamente organizzate, tassi e, nella pineta, topi campagnoli) sono alquanto scarsi e difficili da osservare. Tutta quest’area è caratterizzata dalla presenza della rara Antillide di Hermann (Anthyllis hermanniæ), una leguminosa arbustiva di origine relittuale, localmente detta "spina pollici" e utilizzata in passato per la lavorazione artigianale delle scope.
Il diradarsi della vegetazione, insieme al cambiamento dello scenario ambientale, identifica il lato estremo di Lido Pizzo; ci troviamo, infatti, vicini al promontorio – per certi versi simile a quello opposto su cui sorge Gallipoli – chiamato “Punta Cutreri” e sulla cui sommità fu edificata Torre del Pizzo tuttora in ottime condizioni. In questo settore dell’area protetta in cui nidificano anche i beccamoschini, la flora sta subendo un evidente processo involutivo.
Da qui fino a Torre S.Giovanni il percorso si snoda attraversando ampie zone di macchia mediterranea e località marine minori e, magari, meno note ma non per questo meno accoglienti: MANCAVERSA, TORRE SUDA e le marine di ALLISTE. Per gli appassionati di archeologia, tra Torre Suda e Racale si può visitare il dolmen Ospina, l’attigua masseria e la specchia “li specchi”. Il dolmen per la sua unicità nell’area ionica del Salento, la masseria fortificata del 1500 per la sua valenza storica e, infine, la specchia per l’impianto naturalistico che l’avvolge.
TORRE S.GIOVANNI rappresenta un altro polo turistico di vero interesse, spiagge, villaggi turistici, camping e zone pedonali sono la sua maggiore attrattiva.
Lungo tutta la costa salentina, la toponomastica segue, come abbiamo più volte visto, la presenza di insediamenti militari del cinquecento (torri d’avvistamento), per questa ragione incontriamo nomi quali TORRE MOZZA – con residence e villaggio turistico – TORRE PALI, TORRE VADO. Tra Torre San Giovanni e Punta del Macolone si evidenzia la presenza di un nuovo itinerario paesaggistico: i BACINI DI UGENTO. Questa zona è una delle più umide e preziose di tutto il Salento perché, con i suoi acquitrini e canneti, è meta di molte specie di uccelli acquatici. I bacini sono tutti comunicanti e sfociano in due punti: Torre Mozza e Punta del Malacone. Gli invasi ugentini conservano un'interessante flora palustre tipica degli habitat salmastri; qui domina la cannuccia di palude, responsabile della riduzione graduale della profondità delle acque e nei canneti si rinvengono altre specie tipiche come la carice spondicola, il falasco, la lisca marittima. I giuncheti e i fitti tappeti di piantaggine a foglie grasse e di statice serotina decorano le sponde vicino alle quali, durante la primavera, si nota la fioritura dell’orchidea acquatica.
Finalmente, SANTA MARIA DI LEUCA.
Il nome «Leuca» rispecchia una doppia etimologia, araba e greca, che indica per i primi «bianca», per gli altri «luce». Passeggiando per il lungomare Cristoforo Colombo e via Fuertes si apprezza la successione delle costruzioni edilizie di fine ‘800. Sulla spiaggia si noteranno delle cabine coperte chiamate “bagnarole” con all’interno delle mini piscine scavate nella roccia e funzionali ai fini della balneazione dei nobili.
Di Leuca è noto il Santuario dedicato a S.Maria “De Finibus Terræ”, antico tempio dedicato alla dea Atena o Minerva di cui si osserva, appena dentro sulla destra, l’area sacrificale. Questo luogo di culto verrà cristianizzato intorno all’anno 43 d.C. quando il popolo leuchese abbracciò il messaggio di San Pietro apostolo che, così vuole la leggenda, nel viaggio verso Roma, approdando a Leuca, avrebbe affermato che qui ci si sarebbe dovuti recare almeno una volta nella vita.
Il paesaggio di Leuca deve essere apprezzato soprattutto con gli occhi del mare, cioè dal suo punto di vista da cui è possibile ammirare molte grotte che tanto hanno da raccontare ai loro visitatori.
[ Casalabate-Le Cesine-Otranto ]
Lunghezza: 60 km; tempo di percorrenza: mezza giornata.
Il versante adriatico della penisola salentina offre al visitatore nuovi panorami e lo induce a pensare sulla bellissima varietà paesaggistica presente in un territorio non eccessivamente esteso.
CASALABATE è una delle più sviluppate località della zona non molto distante dalla Specchia Calone, grandiosa costruzione megalitica ormai semidistrutta. La zona che da Casalabate si estende verso Squinzano e tutto intorno è ricca di suggestive costruzioni risalenti a epoche diverse. L’Abazia di Santa Maria delle Cerrate (sulla strada tra Torre Rinalda e Squinzano, a circa 3 km sulla destra) è la rappresentante più illustre della zona appena descritta. Essa fu edificata sull'asse viaria di epoca romana, via Traiano-Calabra, che da Brindisi portava ad Otranto, passando per Lecce; il suo nome deriva dalla vegetazione predominate in quel periodo nella zona, e cioè la quercia "Cerro". La Basilica è anche un esempio importante dell’organizzazione dello spazio rurale intorno ad un insediamento religioso. Il complesso architettonico è composto da una grande abitazione, in passato destinata ai monaci ed ora museo delle arti e delle tradizioni salentine, da una chiesa romanico-bizantina (XI secolo), da un pozzo centrale finemente lavorato in pietra leccese (XVI secolo) e da un “trappeto” ipogeo (frantoio) situato sotto l’atrio dell’unico ingresso.
Fatta la doverosa visita a questo importante sito storico ci possiamo dirigere alla volta di SAN CATALDO, richiamo estivo dei leccesi, già insediamento romano; infatti, a circa 500 metri nel mare vi sono i ruderi di una costruzione romana detta “Chiesa sommersa”. Muovendoci verso sud incontriamo un’importantissima oasi naturale LE CESINE, dal 1971 «zona umida di valore internazionale». Qui, durante il loro percorso migratorio, fanno sosta moltissime specie di uccelli ed ci si imbatte spesso in una splendida vegetazione a volte anche rara (quercia spinosa, ipomea sagittata e numerose orchidee). In questa riserva sono compresi laghi, paludi e boschi opportunamente protetti dal WWF. La visita completa all’oasi naturale richiede da una a tre ore a piedi e segue dei percorsi facili tracciati dallo stesso WWF.
Percorrendo la statale costiera 611 riusciamo ad apprezzare molte delle piccole marine prossime al mare. Dalle Cesine arriviamo a SAN FOCA, marina di Melendugno. Borgo di pescatori, San Foca ha riscoperto negli ultimi la sua propensione turistica; visitata la Torre d’Avvistamento e la vicina Cappella Seicentesca (dedicata ai SS. Foca, Pietro e Andrea, con all’interno i relativi affreschi) possiamo farci indicare la Grotta dell’Amore per poi proseguire il nostro tour. Roca Vecchia e TORRE DELL’ORSO saranno le prossime località costiere. Di quest’ultima si nota subito lo scoglio “Le Due Sorelle” e la folta pineta seguita da un’ampia spiaggia.
Constatando l’erosione costiera della roccia il nostro occhio ammira le stupende sculture naturali a picco sul mare o, tante volte, ormai del mare stesso come nel caso di Torre dell’Orso e di S. ANDREA, marina che preannuncia l’arrivo a Otranto.
OTRANTO rappresenta una delle poche località che davvero testimoniano il Salento per tutto il mondo. Il suo territorio vale senz’altro una sosta di qualche ora ai vicini LAGHI ALIMINI, punto di convergenza anche di molto turismo locale. Il Lago Alimini Grande e il Lago Fontanelle costituiscono la riserva faunistico-venatoria; su tutto il loro territorio – lungo circa 12 km e visitabile a piedi in 4 ore – è composto da zone rocciose digradanti e da rari esemplari di vegetazione mediterranea: erica pugliese (specie arbustiva esclusiva, in Italia, delle coste salentine, e distribuita ad Oriente nell’ex Jugoslavia, Albania, Grecia fino alla Turchia), orchidea di palude (Orchis palustris), la castagna d'acqua (Trapa natans) in Italia quasi del tutto estinta, l'erba vescica (Utricularia vulgaris).
[ Otranto-Santa Cesarea Terme-Castro-Santa Maria di Leuca ]
Lunghezza: 50 km; tempo di percorrenza: mezza giornata
La costa adriatica non finisce mai di interessare il visitatore: zone turistiche così come la tranquillità delle piccole marine non annoiano proprio per mancanza di unicità dei panorami sia storici e artistici che naturalistici.
Da Otranto ci muoviamo ancora una volta verso sud, superiamo il Capo di Otranto – magari con un’altra brevissima sosta per apprezzare il lungo tratto di costa fin qui percorso – con il suo faro abbandonato, a sinistra in basso lungo la scogliera, e la base Nato sulla destra. La strada costiera, una volta superata Torre Sant’Emiliano, ci conduce verso la Grotta dei Cervi (importantissimo sito ipogeo preistorico non visitabile in cui sono state ritrovate oltre 5000 figure risalenti al 3900 a.C.), prima, e PORTO BADISCO subito dopo. Secondo la leggenda è proprio questo il punto in cui Enea approdò per la prima volta in Italia. Così, infatti, il poeta descrive l’approdo:
È di ver l’Oriente un curvo seno/ in guisa d’arco, a cui di corda in vece/ sta d’un lungo macigno un dorso avanti,/ ove spumose il mar percuote e frange./ Ne’ suoi corni ha due scogli, anzi due torri,/ che con due braccia il mar dentro accogliendo/ lo fa porto e l’asconde».
Il visitatore, senza dubbio, non può fare a meno di notare la meravigliosa e imponente fascia rocciosa costiera che lo accompagna in questo tragitto, caratteristica non condivisa da tutto il territorio salentino. A pochi minuti di macchina da Porto Badisco si arriva a SANTA CESAREA TERME, luogo importante per le sue sorgenti sulfuree e il turismo parallelo. La bellissima Villa Moresca, insieme a Villa Raffaella, ci danno la possibilità di considerare la lunga storia del turismo locale.
Nella zona tra S.Cesarea Terme e l’antico sito archeologico di Vaste è possibile visitare un’area molto interessante geologicamente e storicamente. Qui, infatti, si consiglia una visita alla Cava di Bauxite, minerale molto presente in questa zona e che spesso colora di rossastro il terreno. Gli scavi minerari conferiscono alla zona un singolare fascino quando, nella stagione piovoso, si ricolmano di acqua andando a formare bacini artificiali dalle originali colorazioni.
Lasciata la miniera siamo subito immersi nella macchia mediterranea, dove è possibile imbattersi, tra esemplari di Daphne gnidium e piante di flomide; nelle tane delle volpi e dove il particolare microclima consente alla quercia spinosa – pianta esclusiva delle Murge Pugliesi e del Salento – di abbandonare il portamento arbustivo per assumere quello arboreo, cosa peraltro non troppo frequente nel resto della regione
Il cammino paesaggistico della zona adriatica del Salento continua a CASTRO dove si può sostare per una visita alle diverse e importanti, oltre che suggestive, grotte: Zinzulusa e Romanelli. La prima, anche per via delle sue stalattiti e delle stalagmiti, è la più spettacolare della penisola salentina – di notevole interesse sia geoarcheologico che artistico e faunistico. È proprio dal punto di vista faunistico che questa grotta è considerata «l’unica nel continente europeo, vivendo ancora in essa rari esempi di fauna acquatica preistorica (la “Typhlocaris Salentina” e la “Spelaeomysis Bottazzii”)».
La Grotta Romanelli è soprattutto importante per i suoi rilevanti contenuti scientifici: sul fondo si ritrovano dei manufatti litici e resti di animali scomparsi; in essa si attesta, ancora, l’alternanza di periodi a clima freddo e caldo tramite il ritrovamento di resti animali comuni più alla montagna che al clima attuale salentino oltre che a ippopotami, rinoceronti ed elefanti.
Il tragitto per arrivare a Leuca prevede un panorama facile da fruire e oltremodo rilassante. MARINA DI ANDRANO e TRICASE PORTO sono piccole zone balneari ma non per questo meno percorse e apprezzate. Tra Tricase e Tricase Porto si rileva la presenza di magnifiche querce vallonee di cui la più grande ha un età di circa 700 anni, una chioma che tocca i 500 mq e con varie leggende da raccontare, inserita nel complesso boschivo noto come “Bosco di Tricase”, vicino alla località “7 pajare” in cui sono frequenti zone di macchia con numerose specie di asparago, flomide, lentisco, mirto, alaterno, carrubo, terebinto. L’itinerario interno al comune di Tricase ci dà la dimensione naturalistica della vegetazione che qualche secolo fa ricopriva gran parte del Salento. Si tratta in realtà di un bosco seminaturale, in cui a esemplari secolari di leccio e di quercia spinosa si affiancano più giovani pini marittimi, pini d'Aleppo ed eucalipti. Uno strato arbustivo di alloro, leccio e altre specie crea un ambiente con singolari consociazioni vegetali.
 

Riprendendo il cammino noteremo un’evoluzione graduale dello scenario paesaggistico segno che ci indica l’arrivo a Santa Maria di Leuca e, con esso, il termine della nostra escursione. Il paesaggio di Leuca è fondamentalmente di tipo marino e, come tale, è apprezzabile soprattutto dal punto di vista del mare: moltissime grotte sono accessibili ed apprezzabili solo arrivando per mezzo di imbarcazioni proprie (questo itinerario è particolarmente indicato per i sub esperti), noleggiate o, meglio ancora, d’estate partecipando a visite turistiche guidate. Partendo da Torre Marchiello fino alla Grotta del Grande Ciolo si possono ammirare incantevoli giochi di luce (Grotta del Drago, della Stalla, ecc.), interessanti reperti preistorici risalenti al paleolitico e all’età del Bronzo (Grotta dei Giganti, del Bambino), esemplari floristici e faunistici (Grotta del Grande Ciolo), infatti, fino a pochi anni fa si sono avvistati esemplari di foca monaca.

[ALCUNI ITINERARI DEL SALENTO, LECCE, PUGLIA]

• ITINERARI ARCHEOLOGICI
- CENTRI E RESTI MESSAPICI. Da Rudiae ad Uxentum
- LA COLONIZZAZIONE ROMANA
- DOLMEN, MENHIR E SPECCHIE

• ITINERARI MASSERIE
- AREA NORD LECCE, da Lecce a Lecce
- AREA SUD-EST LECCE, da Lecce ad Acaya
- AREA NARDÒ, da Nardò alla Masseria Trappeto
- AREA UGENTINA, da Ugento a Torre Pali

• ITINERARI STORICI
- LECCE, centro storico
- LECCE, centro storico
- OTRANTO, centro storico
- GALLIPOLLI / PRESICCE
- COPERTINO / MAGLIE
- LA GRECìA SALENTINA

• ITINERARI ENOGASTRONOMICI
- L'ENOGASTRONOMIA