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BENVENUTI
IN SALENTO (costa ionica/adriatica - mar ionio/adriatico) |
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MAPPA
RAGIONATA SUL SALENTO (provincia di Lecce - regione Puglia). |
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Sfiora le
singole località per visualizzarne e scoprirne le
caratteristiche (spiaggia di sabbia o scogli).
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Spiagge
di Sabbia - Scogliera Panoramica |
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IL
SALENTO, ANTICA TERRA D'OTRANTO. LA SUA TERRA TRA DUE MARI.
UNA POSSIBILE LETTURA TURISTICA DEL SUO TERRITORIO PER UNA VACANZA.
Visita i siti naturalistici della provincia di Lecce nel Salento <<clicca qui>> |
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• ITINERARI
PAESAGGISTICI
- PORTO CESAREO
/ GALLIPOLI
- LIDO PIZZO /
SANTA MARIA DI LEUCA
- CASALABATE /
OTRANTO
- OTRANTO /SANTA
MARIA DI LEUCA
Una
delle caratteristiche primarie del territorio salentino è proprio
la grande varietà paesaggistica. Da nord a sud, dallo Ionio
all’Adriatico, la penisola salentina offre tanti itinerari
in cui ampia è la possibilità di gustare splendide
spiagge e parchi naturali, grotte preistoriche (con attestazioni
grafiche) e ripide scogliere, vegetazione mediterranea e singolari
giacimenti minerari.
Qui di seguito è offerta al visitatore l’opportunità di
percorrere virtualmente alcuni degli itinerari più suggestivi
del Salento visitando, al tempo stesso, località costiere
di grande interesse turistico.
Per
ogni località balneare visitata nel nostro itinerario esiste
tutto un entroterra da vivere e a cui, spesso, sono le stesse marine
a riferirsi. Per queste ovvie ragioni il nostro tour fornisce solo
un invito a delle soste successive e più approfondite. |
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[
Porto Cesareo-Porto Selvaggio-Montagna Spaccata / Gallipoli
]
Lunghezza: 30 km;
tempo di percorrenza: mezza giornata.
Questo è un
percorso che attraversa un grande
baia del Salento ionico, ricca di
fondali preziosi, di alte scogliere
e di centri balneari molto noti per
la loro importanza naturalistica.
Porto Cesareo è una delle
località turistiche più rilevanti,
i suoi abitanti conservano ancora
una spiccata vocazione marinara.
La storia di questo paese-porto risale
almeno ai tempi dei messapi e fu
oggetto di interesse commerciale
fino al punto che Carlo V fece costruire
un massiccia torre difensiva. L’antica
Torre Cesarea, circondata dall’abbraccio
del borgo antico, ha un aspetto tuttora
luminoso e solare. Di Porto Cesareo
si apprezza la singolare Isola dei
Conigli o Isola Grande – poco
lontana dalla costa è visitabile
concordando un passaggio con i pescatori
locali – riserva forestale
per alcune piante rare (il Limonium
japigicum, caratteristico delle coste
rocciose del Salento, che forma con
altre piante alofile come la Salicornia
fruticosa e l'Inula erithmoides associazioni
vegetali esclusive della regione
pugliese, la Malva Arborea, l’Iris
Revoluta, solo qui in Italia, ed
altre specie studiate da ricercatori
di tutto il mondo) e la zona archeologica.
Continuando verso sud si evidenzierà un
paesaggio costiero degno di nota;
siamo in località Palude del
Capitano. Qui il fenomeno carsico
ha provocato continue erosioni e
smottamenti creando specchi d’acqua
salmastra rigenerati da sorgenti
interne e comunicanti con il mare
tramite canali sotterranei. Il territorio
marino, incredibilmente trasparente, è popolato
prevalentemente da cefali e anguille
con ruppia, le cui foglie nastriformi
tendono a venire in superficie. Sulle
rive una popolazione idrofila di
giunco pungente, tamerice, statice
serotino e salicornia (quest'ultima
pianta, bollita nell'aceto, è apprezzata
come antipasto o contorno). La Inula
viscosa (dalla quale si estrae l'inulina),
dal caratteristico color giallo, è un
sintomo del degrado, indicando un
arretramento della macchia e la diffusione
di erbe "infestanti".
Da qui, e continuando a notare la
presenza delle torri difensive antiche,
ci muoviamo verso un altro parco
protetto: PORTO SELVAGGIO, stazione
preistorica di 30.000 anni fa (Grotte
Cavallo e Uluzzo). Se si vuole rimanere
senza fiato basta dirigersi verso
Torre dell’Alto da dove si
può letteralmente dominare
tutta la zona costiera fino all’isola
gallipolina. A questo punto, se il
verde smeraldo dell’acqua,
l’irto pendio e gli alberi
d’Aleppo prossimi al mare fanno
perdere il respiro, ci si può sedere
un attimo in contemplazione, scattare
delle fotografie e pensare di ritornare,
magari per un’intera giornata,
in questa meravigliosa località salentina.
Il Parco non ospita una fauna molto
varia, il tasso è ormai introvabile,
la pineta è riserva di caccia
pressoché esclusiva della
volpe e di qualche donnola, mentre
tra gli insettivori predomina qui
come altrove il riccio. Gli uccelli
sono i rappresentanti più numerosi
dell’avifauna locale (cardellino,
fringuello, verdone e altri passeriformi
dai colori bellissimi come la ballerina
bianca, nidificante nei piccoli anfratti
della scogliera e, nei periodi di
passaggio, si notano la calandra,
la pispola, e diverse altre specie
protette come gli aironi).
Altri lidi attendono la nostra visita.
Lasciando il promontorio ci approssimiamo
a due marine, potremmo dire, “sorelle”:
SANTA CATERINA e SANTA MARIA AL BAGNO,
vere perle della zona. Giunti a Santa
Maria al Bagno, prima di proseguire,
si dia uno sguardo attento alle splendide
ville nobiliari presenti sul suo
territorio, una delle quali, e forse
la più bella, ricorda lo sbarco
in Salento di una comunità ebraica
durante l’ultima guerra mondiale.
Fino a Gallipoli la passeggiata continua
tra torri d’avvistamento, il
passaggio dalle QUATTRO COLONNE – antica
fortificazione edificata per contrastare
i pirati che attingevano acqua dolce
dalla vicina sorgente. Se si parcheggiano
i propri mezzi nell’area riservata
vicino le Quattro Colonne, sarà possibile
dirigersi a piedi verso la Montagna
Spaccata: area particolarissima in
cui è possibile considerare
la bellezza della flora più rara
che ospita, oltre a elementi di macchia
(mirto, lentisco, fillirea), un vero
e proprio santuario di specie rupicole
come la Scrofularia Lucida, presente
solo nel Salento e altre specie tipiche
locali come la Campanula Pugliese
(Campanula versicolor), presente
in Italia solo in Puglia e nella
zona di Matera o l'Alisso di Leuca
(Alyssum leucadeum), esclusivo del
Salento e dell'isola di San Nicola
(Tremiti). La presenza di queste
stesse specie rupicole o di altre
come il kumel di Grecia – altrimenti
dette “anfidriatice” – nei
paesi balcanici ha generato l'ipotesi
che in passato vi sia stata continuità territoriale
tra i due territori.
Seguendo un sentiero con gradini
in pietra che parte dalla strada
litoranea in un varco del guardrail
a poche decine di metri dalla Montagna
Spaccata, si giunge, dopo una breve
salita, nei pressi della Torre dell'Alto
Lido (71 m) da cui si abbraccia con
la vista tutto il tratto costiero
dal Parco di Porto Selvaggio a Gallipoli. |
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[
Lido Pizzo-Torre SanGiovanni-Leuca ]
Lunghezza:
60 km; tempo di percorrenza: mezza giornata |
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Quando
d’estate soffia il potente scirocco, uno dei punti più calmi
dove fare il bagno è proprio Punta Pizzo: stupendo e curato
luogo di villeggiatura, frequentato da importanti vip del mondo dello
spettacolo e della politica. Anche Lido Pizzo necessita di una visita
completa che, fatta a piedi lungo gli 8 km di territorio, può durare
fino a 3 ore. L’habitat del Lido protetto si modifica man mano
che si procede al suo interno; tante sono le specie di uccelli che
si possono ammirare (beccaccini e bianche garzette, o stormi di pittime
reali, marzaiole e mignattai) e i quali trovano in questa oasi un
riparo sicuro durante il loro percorso migratorio. In questa fascia
costiera, arricchita da una fitta vegetazione di pini d’Aleppo
e di macchia mediterranea (arbusti di cisto, lentisco, mirto, ginestra
spinosa e timo), i mammiferi (volpi, peraltro ancora oggetto di battute
di caccia appositamente organizzate, tassi e, nella pineta, topi
campagnoli) sono alquanto scarsi e difficili da osservare. Tutta
quest’area è caratterizzata dalla presenza della rara
Antillide di Hermann (Anthyllis hermanniæ), una leguminosa
arbustiva di origine relittuale, localmente detta "spina pollici" e
utilizzata in passato per la lavorazione artigianale delle scope.
Il diradarsi della vegetazione, insieme al cambiamento dello scenario
ambientale, identifica il lato estremo di Lido Pizzo; ci troviamo,
infatti, vicini al promontorio – per certi versi simile a quello
opposto su cui sorge Gallipoli – chiamato “Punta Cutreri” e
sulla cui sommità fu edificata Torre del Pizzo tuttora in ottime
condizioni. In questo settore dell’area protetta in cui nidificano
anche i beccamoschini, la flora sta subendo un evidente processo involutivo.
Da qui fino a Torre S.Giovanni il percorso si snoda attraversando ampie
zone di macchia mediterranea e località marine minori e, magari,
meno note ma non per questo meno accoglienti: MANCAVERSA, TORRE SUDA
e le marine di ALLISTE. Per gli appassionati di archeologia, tra Torre
Suda e Racale si può visitare il dolmen Ospina, l’attigua
masseria e la specchia “li specchi”. Il dolmen per la sua
unicità nell’area ionica del Salento, la masseria fortificata
del 1500 per la sua valenza storica e, infine, la specchia per l’impianto
naturalistico che l’avvolge.
TORRE S.GIOVANNI rappresenta un altro polo turistico di vero interesse,
spiagge, villaggi turistici, camping e zone pedonali sono la sua maggiore
attrattiva.
Lungo tutta la costa salentina, la toponomastica segue, come abbiamo
più volte visto, la presenza di insediamenti militari del cinquecento
(torri d’avvistamento), per questa ragione incontriamo nomi quali
TORRE MOZZA – con residence e villaggio turistico – TORRE
PALI, TORRE VADO. Tra Torre San Giovanni e Punta del Macolone si evidenzia
la presenza di un nuovo itinerario paesaggistico: i BACINI DI UGENTO.
Questa zona è una delle più umide e preziose di tutto
il Salento perché, con i suoi acquitrini e canneti, è meta
di molte specie di uccelli acquatici. I bacini sono tutti comunicanti
e sfociano in due punti: Torre Mozza e Punta del Malacone. Gli invasi
ugentini conservano un'interessante flora palustre tipica degli habitat
salmastri; qui domina la cannuccia di palude, responsabile della riduzione
graduale della profondità delle acque e nei canneti si rinvengono
altre specie tipiche come la carice spondicola, il falasco, la lisca
marittima. I giuncheti e i fitti tappeti di piantaggine a foglie grasse
e di statice serotina decorano le sponde vicino alle quali, durante
la primavera, si nota la fioritura dell’orchidea acquatica.
Finalmente, SANTA MARIA DI LEUCA.
Il nome «Leuca» rispecchia una doppia etimologia, araba
e greca, che indica per i primi «bianca», per gli altri «luce».
Passeggiando per il lungomare Cristoforo Colombo e via Fuertes si apprezza
la successione delle costruzioni edilizie di fine ‘800. Sulla
spiaggia si noteranno delle cabine coperte chiamate “bagnarole” con
all’interno delle mini piscine scavate nella roccia e funzionali
ai fini della balneazione dei nobili.
Di Leuca è noto il Santuario dedicato a S.Maria “De Finibus
Terræ”, antico tempio dedicato alla dea Atena o Minerva
di cui si osserva, appena dentro sulla destra, l’area sacrificale.
Questo luogo di culto verrà cristianizzato intorno all’anno
43 d.C. quando il popolo leuchese abbracciò il messaggio di
San Pietro apostolo che, così vuole la leggenda, nel viaggio
verso Roma, approdando a Leuca, avrebbe affermato che qui ci si sarebbe
dovuti recare almeno una volta nella vita.
Il paesaggio di Leuca deve essere apprezzato soprattutto con gli occhi
del mare, cioè dal suo punto di vista da cui è possibile
ammirare molte grotte che tanto hanno da raccontare ai loro visitatori. |
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[
Casalabate-Le Cesine-Otranto ]
Lunghezza:
60 km; tempo di percorrenza: mezza giornata. |
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Il
versante adriatico della penisola salentina offre al visitatore nuovi
panorami e lo induce a pensare sulla bellissima varietà paesaggistica
presente in un territorio non eccessivamente esteso.
CASALABATE è una delle più sviluppate località della
zona non molto distante dalla Specchia Calone, grandiosa costruzione
megalitica ormai semidistrutta. La zona che da Casalabate si estende
verso Squinzano e tutto intorno è ricca di suggestive costruzioni
risalenti a epoche diverse. L’Abazia di Santa Maria delle Cerrate
(sulla strada tra Torre Rinalda e Squinzano, a circa 3 km sulla destra) è la
rappresentante più illustre della zona appena descritta. Essa
fu edificata sull'asse viaria di epoca romana, via Traiano-Calabra,
che da Brindisi portava ad Otranto, passando per Lecce; il suo nome
deriva dalla vegetazione predominate in quel periodo nella zona, e
cioè la quercia "Cerro". La Basilica è anche
un esempio importante dell’organizzazione dello spazio rurale
intorno ad un insediamento religioso. Il complesso architettonico è composto
da una grande abitazione, in passato destinata ai monaci ed ora museo
delle arti e delle tradizioni salentine, da una chiesa romanico-bizantina
(XI secolo), da un pozzo centrale finemente lavorato in pietra leccese
(XVI secolo) e da un “trappeto” ipogeo (frantoio) situato
sotto l’atrio dell’unico ingresso.
Fatta la doverosa visita a questo importante sito storico ci possiamo
dirigere alla volta di SAN CATALDO, richiamo estivo dei leccesi, già insediamento
romano; infatti, a circa 500 metri nel mare vi sono i ruderi di una
costruzione romana detta “Chiesa sommersa”. Muovendoci
verso sud incontriamo un’importantissima oasi naturale LE CESINE,
dal 1971 «zona umida di valore internazionale». Qui, durante
il loro percorso migratorio, fanno sosta moltissime specie di uccelli
ed ci si imbatte spesso in una splendida vegetazione a volte anche
rara (quercia spinosa, ipomea sagittata e numerose orchidee). In questa
riserva sono compresi laghi, paludi e boschi opportunamente protetti
dal WWF. La visita completa all’oasi naturale richiede da una
a tre ore a piedi e segue dei percorsi facili tracciati dallo stesso
WWF.
Percorrendo la statale costiera 611 riusciamo ad apprezzare molte delle
piccole marine prossime al mare. Dalle Cesine arriviamo a SAN FOCA,
marina di Melendugno. Borgo di pescatori, San Foca ha riscoperto negli
ultimi la sua propensione turistica; visitata la Torre d’Avvistamento
e la vicina Cappella Seicentesca (dedicata ai SS. Foca, Pietro e Andrea,
con all’interno i relativi affreschi) possiamo farci indicare
la Grotta dell’Amore per poi proseguire il nostro tour. Roca
Vecchia e TORRE DELL’ORSO saranno le prossime località costiere.
Di quest’ultima si nota subito lo scoglio “Le Due Sorelle” e
la folta pineta seguita da un’ampia spiaggia.
Constatando l’erosione costiera della roccia il nostro occhio
ammira le stupende sculture naturali a picco sul mare o, tante volte,
ormai del mare stesso come nel caso di Torre dell’Orso e di S.
ANDREA, marina che preannuncia l’arrivo a Otranto.
OTRANTO rappresenta una delle poche località che davvero testimoniano
il Salento per tutto il mondo. Il suo territorio vale senz’altro
una sosta di qualche ora ai vicini LAGHI ALIMINI, punto di convergenza
anche di molto turismo locale. Il Lago Alimini Grande e il Lago Fontanelle
costituiscono la riserva faunistico-venatoria; su tutto il loro territorio – lungo
circa 12 km e visitabile a piedi in 4 ore – è composto
da zone rocciose digradanti e da rari esemplari di vegetazione mediterranea:
erica pugliese (specie arbustiva esclusiva, in Italia, delle coste
salentine, e distribuita ad Oriente nell’ex Jugoslavia, Albania,
Grecia fino alla Turchia), orchidea di palude (Orchis palustris), la
castagna d'acqua (Trapa natans) in Italia quasi del tutto estinta,
l'erba vescica (Utricularia vulgaris). |
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Otranto-Santa Cesarea Terme-Castro-Santa Maria di Leuca ]
Lunghezza:
50 km; tempo di percorrenza: mezza giornata |
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La
costa adriatica non finisce mai di interessare il visitatore: zone
turistiche così come la tranquillità delle piccole
marine non annoiano proprio per mancanza di unicità dei panorami
sia storici e artistici che naturalistici.
Da Otranto ci muoviamo ancora una volta verso sud, superiamo il Capo
di Otranto – magari con un’altra brevissima sosta per apprezzare
il lungo tratto di costa fin qui percorso – con il suo faro abbandonato,
a sinistra in basso lungo la scogliera, e la base Nato sulla destra.
La strada costiera, una volta superata Torre Sant’Emiliano, ci
conduce verso la Grotta dei Cervi (importantissimo sito ipogeo preistorico
non visitabile in cui sono state ritrovate oltre 5000 figure risalenti
al 3900 a.C.), prima, e PORTO BADISCO subito dopo. Secondo la leggenda è proprio
questo il punto in cui Enea approdò per la prima volta in Italia.
Così, infatti, il poeta descrive l’approdo:
È
di ver l’Oriente un curvo seno/ in guisa d’arco, a cui
di corda in vece/ sta d’un lungo macigno un dorso avanti,/ ove
spumose il mar percuote e frange./ Ne’ suoi corni ha due scogli,
anzi due torri,/ che con due braccia il mar dentro accogliendo/ lo
fa porto e l’asconde».
Il visitatore, senza dubbio, non può fare a meno di notare la
meravigliosa e imponente fascia rocciosa costiera che lo accompagna
in questo tragitto, caratteristica non condivisa da tutto il territorio
salentino. A pochi minuti di macchina da Porto Badisco si arriva a
SANTA CESAREA TERME, luogo importante per le sue sorgenti sulfuree
e il turismo parallelo. La bellissima Villa Moresca, insieme a Villa
Raffaella, ci danno la possibilità di considerare la lunga storia
del turismo locale.
Nella zona tra S.Cesarea Terme e l’antico sito archeologico di
Vaste è possibile visitare un’area molto interessante
geologicamente e storicamente. Qui, infatti, si consiglia una visita
alla Cava di Bauxite, minerale molto presente in questa zona e che
spesso colora di rossastro il terreno. Gli scavi minerari conferiscono
alla zona un singolare fascino quando, nella stagione piovoso, si ricolmano
di acqua andando a formare bacini artificiali dalle originali colorazioni.
Lasciata la miniera siamo subito immersi nella macchia mediterranea,
dove è possibile imbattersi, tra esemplari di Daphne gnidium
e piante di flomide; nelle tane delle volpi e dove il particolare microclima
consente alla quercia spinosa – pianta esclusiva delle Murge
Pugliesi e del Salento – di abbandonare il portamento arbustivo
per assumere quello arboreo, cosa peraltro non troppo frequente nel
resto della regione
Il cammino paesaggistico della zona adriatica del Salento continua
a CASTRO dove si può sostare per una visita alle diverse e importanti,
oltre che suggestive, grotte: Zinzulusa e Romanelli. La prima, anche
per via delle sue stalattiti e delle stalagmiti, è la più spettacolare
della penisola salentina – di notevole interesse sia geoarcheologico
che artistico e faunistico. È proprio dal punto di vista faunistico
che questa grotta è considerata «l’unica nel continente
europeo, vivendo ancora in essa rari esempi di fauna acquatica preistorica
(la “Typhlocaris Salentina” e la “Spelaeomysis Bottazzii”)».
La Grotta Romanelli è soprattutto importante per i suoi rilevanti
contenuti scientifici: sul fondo si ritrovano dei manufatti litici
e resti di animali scomparsi; in essa si attesta, ancora, l’alternanza
di periodi a clima freddo e caldo tramite il ritrovamento di resti
animali comuni più alla montagna che al clima attuale salentino
oltre che a ippopotami, rinoceronti ed elefanti.
Il tragitto per arrivare a Leuca prevede un panorama facile da fruire
e oltremodo rilassante. MARINA DI ANDRANO e TRICASE PORTO sono piccole
zone balneari ma non per questo meno percorse e apprezzate. Tra Tricase
e Tricase Porto si rileva la presenza di magnifiche querce vallonee
di cui la più grande ha un età di circa 700 anni, una
chioma che tocca i 500 mq e con varie leggende da raccontare, inserita
nel complesso boschivo noto come “Bosco di Tricase”, vicino
alla località “7 pajare” in cui sono frequenti zone
di macchia con numerose specie di asparago, flomide, lentisco, mirto,
alaterno, carrubo, terebinto. L’itinerario interno al comune
di Tricase ci dà la dimensione naturalistica della vegetazione
che qualche secolo fa ricopriva gran parte del Salento. Si tratta in
realtà di un bosco seminaturale, in cui a esemplari secolari
di leccio e di quercia spinosa si affiancano più giovani pini
marittimi, pini d'Aleppo ed eucalipti. Uno strato arbustivo di alloro,
leccio e altre specie crea un ambiente con singolari consociazioni
vegetali.
Riprendendo
il cammino noteremo un’evoluzione graduale dello
scenario paesaggistico segno che ci indica l’arrivo a Santa
Maria di Leuca e, con esso, il termine della nostra escursione. Il
paesaggio di Leuca è fondamentalmente di tipo marino e, come
tale, è apprezzabile soprattutto dal punto di vista del mare:
moltissime grotte sono accessibili ed apprezzabili solo arrivando
per mezzo di imbarcazioni proprie (questo itinerario è particolarmente
indicato per i sub esperti), noleggiate o, meglio ancora, d’estate
partecipando a visite turistiche guidate. Partendo da Torre Marchiello
fino alla Grotta del Grande Ciolo si possono ammirare incantevoli
giochi di luce (Grotta del Drago, della Stalla, ecc.), interessanti
reperti preistorici risalenti al paleolitico e all’età del
Bronzo (Grotta dei Giganti, del Bambino), esemplari floristici
e faunistici (Grotta del Grande Ciolo), infatti, fino a pochi anni
fa si sono avvistati esemplari di foca monaca.
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